Tra viaggi nel tempo, botole sotterranee e orsi polari nel cuore della giungla, Lost è stata una delle serie TV più enigmatiche e affascinanti degli anni Duemila. Ma accanto ai misteri e ai colpi di scena, c’è un dettaglio che solo gli spettatori più attenti hanno notato e apprezzato: i libri. Sì, perché sull’isola, i naufraghi leggono — soprattutto Sawyer — molto più spesso di quanto si pensi.
8 libri letti in Lost
Sto riguardando Lost per la terza volta, stupendomi di tanti dettagli nascosti che non avevo ancora notato. E mi sono resa conto ancora una volta che in questa serie TV i libri non sono solo oggetti di scena: sono specchi dell’anima dei personaggi, indizi sottili disseminati dagli autori, chiavi di lettura dei temi portanti della serie. Ho selezionato otto libri letti in Lost, tra quelli che compaiono più o meno esplicitamente: vediamo il loro significato nel contesto della storia.
La collina dei conigli, di Richard Adams
Sawyer viene visto leggere questo romanzo nella seconda stagione, ma il libro apparteneva in origine a Boone, che lo aveva portato sull’isola con il suo bagaglio. Questo dettaglio scatena momenti di tensione tra i personaggi, legati al sospetto che Sawyer abbia preso anche altri oggetti personali, come l’inalatore di Shannon.
Il romanzo racconta il viaggio di un gruppo di conigli in cerca di una nuova casa, affrontando pericoli, alleanze, sogni premonitori e scelte morali. Una storia che diventa metafora della condizione dei sopravvissuti del volo Oceanic 815, anch’essi alla ricerca di un rifugio e di una nuova identità.
Molti i parallelismi con Lost: i protagonisti sono animali, come i conigli ricorrenti nella serie; il tema della reclusione (i conigli tentano di liberare le femmine da una conigliera); e quello dei sogni profetici, che nel romanzo si avverano proprio come nella serie. La frase “la cura è peggiore della malattia”, presente sia nel libro che sulla misteriosa porta della stazione Cigno, aggiunge un ulteriore legame simbolico.
I fratelli Karamazov, di Fëdor Dostoevskij
Questo classico russo compare nella stazione del Cigno: Locke lo consegna a Ben (ancora “Henry Gale”) durante la sua prigionia. Sul retro della prima pagina, Ben disegna la mappa per raggiungere la mongolfiera con cui dice di essere arrivato sull’isola, rendendo il libro un oggetto doppiamente simbolico.
Nel romanzo, Dostoevskij affronta temi come fede, libero arbitrio, colpa e redenzione — gli stessi che attraversano Lost, dove ogni personaggio è chiamato a confrontarsi con le proprie scelte. Il parricidio è un nodo cruciale in entrambi: Locke e Ben sono responsabili della morte dei rispettivi padri.
Curiosità: uno dei fratelli Karamazov avrebbe conosciuto Mikhail Bakunin, lo stesso nome di un personaggio della serie. E il celebre esperimento “Don’t think of a white bear”, legato a Dostoevskij, richiama ironicamente l’orso polare dell’isola — un simbolo che, come i pensieri che vogliamo reprimere, torna sempre a galla.
Uomini e topi, di John Steinbeck
Uomini e topi, di John Steinbeck, è il romanzo che Sawyer legge in carcere. Un testo che esplora sogni infranti, amicizie fragili e la dura realtà della vita. In seguito, Sawyer ne cita un passo, e Ben ne sottolinea il tema dell’isolamento, facendo riferimento a una dinamica che si riflette anche sulla loro condizione sull’Isola dell’Idra.
Il romanzo, con il suo finale tragico, echeggia in modo potente le dinamiche della serie, rivelando la fragilità dei legami e l’ineluttabilità di certi destini. Una lettura che diventa simbolica per i personaggi di Lost, dove le speranze e le illusioni vengono costantemente messe alla prova.
La trilogia di Valis, di Philip K. Dick
Valis, di Philip K. Dick, è il libro scelto da John Locke per Ben, a cui lo consegna mentre è rinchiuso nel seminterrato della sua casa, nelle Caserme. Ben, con disinteresse, risponde seccamente di averlo già letto. Locke, con sarcasmo, commenta: “Potresti cogliere qualcosa che ti sei perso la seconda volta.” Un riferimento che non è solo un gioco di parole, ma una porta aperta sulla complessità del romanzo — e sulla complessità della serie TV stessa.
Valis è un testo visionario che esplora la natura della realtà, l’identità e la divinità. Un libro complesso, come tutta la trilogia, che ha fatto del mistero e della ricerca di senso la sua firma. Eppure, come il personaggio di Ben, anche i lettori possono ritrovarsi a rivedere il loro approccio al testo, scoprendo nuove sfumature con ogni rilettura.
Dal Big Bang ai buchi neri. Breve storia del tempo, di Stephen Hawking
Tra i libri letti in Lost, questo è quello che penso sia comparso più volte nel corso della serie,. Il celebre saggio di Stephen Hawking assume un valore simbolico, riflettendo temi chiave come il determinismo, i paradossi temporali e il fragile equilibrio tra scienza e fede.
Lo vediamo nelle mani di Aldo mentre fa la guardia all’edificio dove è rinchiuso Karl. Sta leggendo e sottolineando proprio il capitolo dedicato ai buchi neri, suggerendo che anche gli Altri cercano risposte nei misteri dell’universo. L’edizione che tiene con sé è quella speciale per il decimo anniversario della pubblicazione. Il libro compare anche nella stanza di Ben, sottolineando ancora una volta l’interesse ossessivo per il controllo e per la conoscenza, due elementi centrali nella sua personalità.
Carrie, di Stephen King
È Carrie il libro scelto da Juliet per il Club del Libro degli Altri, e lo definisce senza esitazioni il suo preferito. Una scelta che spiazza gli altri membri: c’è chi lo bolla come spazzatura e chi sottolinea quanto non sia piaciuto a Ben. Ma proprio Ben, per prepararsi alla discussione, decide di leggerlo, anche se alla fine lo definisce “deprimente”. Diversi personaggi vengono mostrati con copie differenti del romanzo, un dettaglio che sottolinea quanto la sua presenza sia tutt’altro che casuale.
Il romanzo di King, con la sua protagonista tormentata e dotata di poteri telecinetici, riflette molti dei temi cari a Lost: l’alienazione, la vendetta, la manipolazione e il peso dell’ambiente sull’identità. Carrie, come molti abitanti dell’isola, è una figura fraintesa e spinta all’estremo da chi la circonda. Un’eco potente del conflitto tra ciò che siamo e ciò che gli altri ci costringono a diventare.
Bad Twin, di Gary Troup
Bad Twin è un meta-romanzo: scritto da un personaggio dell’universo di Lost, è stato davvero pubblicato nel mondo reale. La sua trama noir e misteriosa riecheggia i segreti dell’isola, offrendo indizi e parallelismi per i fan più attenti.
Gary Troup, il presunto autore, consegna il manoscritto alla casa editrice Hyperion prima di imbarcarsi sul volo Oceanic 815. È anche la prima vittima dell’isola: viene risucchiato dal motore ancora acceso dell’aereo subito dopo lo schianto. Il manoscritto viene ritrovato da Hurley e poi passa nelle mani di Sawyer, che si appassiona alla lettura. Quando Jack pretende la restituzione di una pistola rubata, Sawyer tergiversa; Jack, spazientito, brucia quelle ultime pagine, impedendo a Sawyer (e al pubblico) di scoprire il finale.
L’identità dell’autore, il destino del manoscritto e i suoi legami narrativi con l’isola alimentano il gioco di specchi tipico della serie, dove realtà e finzione si confondono.
Il nostro comune amico, di Charles Dickens
Lo inserisco tra i libri letti in Lost, anche se tecnicamente non viene letto. Desmond porta con sé un’edizione Penguin di Il nostro comune amico, tenuta insieme da elastici e riservata a un solo momento: vuole che sia l’ultimo libro da leggere prima di morire. Per lui, quel libro rappresenta un rituale, un addio, una soglia. Penelope, sapendo quanto significasse, vi inserisce una lettera d’amore e speranza, sperando che Desmond la trovi nei suoi giorni più bui. Ma in prigione il libro gli viene confiscato, e solo anni dopo, nella stazione del Cigno, Desmond lo ritrova e lo apre, pronto a togliersi la vita. La lettera di Penny lo salva: mentre la legge, Locke colpisce la botola dall’esterno, dando a Desmond un altro motivo per restare. Due destini che si sfiorano nel punto più profondo della disperazione.
Il libro custodisce anche la chiave d’emergenza per la procedura di sicurezza: Desmond la recupera quando il computer viene danneggiato, pronto a usarla se tutto dovesse fallire. Dickens, che Desmond dichiara essere il suo autore preferito, diventa così simbolo di fede, redenzione e seconde possibilità — temi centrali in Lost.
I riferimenti letterari nei nomi dei personaggi
I riferimenti letterari in Lost non si fermano ai libri. Molti personaggi portano nomi che sono omaggi a filosofi e pensatori: ogni nome è un indizio, un suggerimento sul ruolo o sul destino di chi lo porta. Qualche esempio?
- John Locke. Come il filosofo empirista inglese, anche il personaggio crede che l’esperienza (in questo caso, l’isola stessa) sia la chiave della conoscenza. È convinto che tutto accada per un motivo, ed è uno dei sostenitori della fede rispetto alla scienza.
- Desmond Hume. Riferimento a David Hume, filosofo scettico sull’idea di causalità e sul concetto di “io”. Desmond vive in loop temporali e la sua identità viene continuamente messa in discussione. La sua storia tocca profondamente i temi dell’amore, del destino e della percezione del tempo.
- Danielle Rousseau. Richiama Jean-Jacques Rousseau, il teorico del “buon selvaggio” e della società corrotta. Danielle vive da anni isolata sull’isola, sopravvissuta ma segnata, e rappresenta in un certo senso la natura prima della corruzione.
- Anthony Cooper. Potrebbe alludere ad Anthony Ashley Cooper, conte di Shaftesbury, mentore proprio del filosofo John Locke. Nella serie, però, Cooper è il truffatore e padre biologico di Locke, sottolineando il contrasto tra idealismo e tradimento.
- Jeremy Bentham. Il nome adottato da Locke fuori dall’isola. Bentham fu un filosofo utilitarista, convinto che le azioni dovessero essere giudicate in base alla loro utilità collettiva. Un’idea che Locke sembra abbracciare nel tentativo di salvare gli altri.
Questi nomi sono come fili nascosti nella trama, suggerendo temi e conflitti filosofici che i personaggi affrontano, spesso inconsciamente.
Una biblioteca nascosta su un’isola
In un mondo narrativo in cui ogni dettaglio conta, i libri letti in Lost sono molto più di una semplice passione dei personaggi. Sono specchi, metafore, strumenti narrativi. Leggerli oggi, con la consapevolezza del loro significato nella serie, è come riaprire un portale verso l’isola e i suoi misteri.
E tu? Hai mai scoperto un libro grazie a Lost? Se ti va, raccontamelo nei commenti. O magari, la prossima volta che cerchi un nuovo titolo da leggere, lascia che sia l’isola a suggerirtelo.





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