Ci sono casi in cui non ha senso chiedersi se è meglio il libro o il film. Succede quando il lungometraggio stravolge il romanzo – o viceversa – con dettagli o messaggi che non compaiono nella versione originale. Parlando del nuovo film d’animazione Pinocchio di Guillermo del Toro ci troviamo di fronte a uno di questi casi. Scopriamo, insieme a Cristina Sponchiado, quali sono i punti in comune e le differenze tra libro e film!
Il libro
Facendo un confronto tra libro e film di Pinocchio, non si può che partire dal romanzo di Carlo Collodi. “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino” viene pubblicato per la prima volta nel 1883, ottenendo subito un grande successo. E non solo come favola per bambini, ma anche come racconto per adulti. Questo perché gode di una grande profondità narrativa, ricca di messaggi e con infinite possibilità di interpretazione. Un capolavoro letterario che, ancora oggi, ha tantissimo da dire.
La trama
La favola ha inizio quando Mastro Ciliegia, lavorando un pezzo di legno, si rende conto di avere tra le mani qualcosa di speciale e che gode di vita propria. Decide quindi di regalare il tocco di legno all’amico Mastro Geppetto, che progetta di costruire un burattino per guadagnare qualche soldo. Nasce così Pinocchio, che si muove, parla e combina marachelle come fosse un bambino vero. Geppetto se ne prende cura come un figlio, mandandolo a scuola e amandolo incondizionatamente. Il burattino, però, non riesce a stare alla larga dai guai! Vivrà numerose peripezie, mettendosi spesso in pericolo e venendo salvato dalla Fata Turchina. Dopo le numerose avventure, deciderà di cambiare atteggiamento. La sua maturità lo farà trasformare in un bambino in carne e ossa.
Il messaggio
L’opera di Collodi è una profonda indagine sulla natura umana con una morale didascalica per tutte le età. Tocca i temi dell’amore incondizionato e della testardaggine dei bambini che porta alla cattiveria. Ma anche dello sfruttamento degli adulti e, soprattutto, della possibilità di redenzione. Tutti gli sbagli del Pinocchio originale non avrebbero senso senza una redenzione finale. Babbo e figliolo si riuniscono nella bocca del Pescecane, ma, una volta usciti, Geppetto si ammala e quindi Pinocchio si rimbocca le maniche per assisterlo. Il suo impegno, la sua dedizione e la sua fatica vengono riconosciuti e ricompensati dalla Fata Turchina, che lo trasforma in un bambino vero.

Il film di Guillermo del Toro
Nella nuova versione cinematografica di Pinocchio, realizzata in maniera magistrale con la tecnica dello stop-motion, Guillermo del Toro stravolge e snatura l’opera di Collodi. Quali sono, quindi, le differenze tra il libro e questo nuovo film di Pinocchio? Per analizzare il film di animazione, approdato su Netflix il 9 dicembre 2022, lascio la parola a Cristina Sponchiado aka Cristinasponk.
La trama
Ci troviamo in Toscana, nel corso della Prima Guerra Mondiale. Geppetto è un falegname, la cui vita viene distrutta quando un bombardamento uccide suo figlio Carlo. Lo troviamo senza un obiettivo, se non quello di prendersi cura dell’albero nato da una pigna che il figlio gli aveva regalato. Passa le giornate così, bevendo e dando sfogo al suo pollice verde. Finché anni dopo, nel pieno del ventennio fascista, non decide di costruire un burattino di legno che somigli al figlio. L’obiettivo? Cercare di riportarlo in vita per curare le proprie ferite. Gli verrà donata un’anima dallo Spirito del Legno, una dea che ha compassione di Geppetto e cerca di aiutarlo a stare meglio. E da qui iniziano le avventure di Pinocchio, che lo porteranno tra le strade di un’Italia rovinata dalla guerra, fino ad arrivare a dialogare con la Morte nel mondo sotterraneo.
Il carattere di Pinocchio
“Una storia di padri imperfetti e figli imperfetti” la definisce Sebastian il Grillo. Peccato, però, che le imperfezioni di Pinocchio siano in realtà qualità che lo elevano moralmente rispetto agli altri personaggi.
Pinocchio non è mai disobbediente come un bambino qualsiasi. Quando infrange le regole, è per prendere in giro il Duce in persona. Quando racconta bugie, lo fa per far allungare il naso e raggiungere l’uscita dalla bocca del Pescecane. E non è mai libero di commettere da sé i propri errori. Non è la negligenza che lo porta a bruciarsi i piedi nel camino, ma vanno in fiamme perché segue il consiglio di Lucignolo di avvicinarsi al fuoco il più possibile. Non salta la scuola perché preferisce andare al teatro dei burattini, ma viene adescato e ingannato dalle promesse di dolci leccornie dal Dottor Volpe.
Fondamentalmente, il più grande errore di questo Pinocchio è quello di essere troppo bravo e buono per la gente seria e fredda che lo circonda. E, agli occhi di Geppetto, di non essere Carlo.
L’allegoria del burattino di legno
Nel libro, essere un burattino con la testa di legno è sconveniente. Pinocchio non sente nulla, nemmeno quando si brucia i piedi. Non può sperare di crescere e diventare grande perché ai burattini non è concesso. Non può gustarsi i manicaretti della nostra cucina. Nella versione di del Toro, sono tutti gli altri ad essere burattini del fascismo e della durezza della vita, mentre Pinocchio è libero. Non deve andare a scuola perché è ciò che fanno i bambini. La sua iscrizione viene sollecitata dal Podestà (nonostante le proteste di Geppetto) così che Pinocchio riceva la giusta disciplina come un bravo balilla.
Il Paese dei Balocchi, dove i bambini disobbedienti che saltano la scuola vengono trasformati in ciuchini, viene sostituito dal “Paese del Fascismo”. Un’accademia militare che recluta i bambini per prepararli a combattere nell’esercito di Mussolini. E renderli tutti delle marionette nelle sue mani.
Il messaggio
Nella reinvenzione filmica di del Toro, Pinocchio non prende mai scelte che il pubblico possa giudicare come sbagli, perciò non ha bisogno di alcuna redenzione. Il messaggio deve essere dunque diverso da quello del libro, ed è esplicitato dall’affermazione di Geppetto. “Talvolta le persone hanno paura di ciò che non conoscono”.
Infatti, invece di essere la narrazione del viaggio di Pinocchio alla scoperta dell’umanità, da burattino di legno a bambino vero, il film tratta più il conflitto interiore di Geppetto fra Carlo e Pinocchio. Fra il figlio che amava e desiderava e quello che non vuole e non rispecchia le sue aspettative. Alla fine della storia è Geppetto ad accettare Pinocchio così com’è, legnoso e nudo, e si scusa per averlo caricato della pressione di dover essere come il suo defunto Carlo.
Secondo del Toro, questo Pinocchio non ha bisogno di diventare umano e viene accompagnato in chiusura dalle parole del Grillo. “Si avventurò per il mondo, e il mondo, immagino, lo accolse fra le sue braccia. Ormai è tanto che non ho sue notizie. Prima o poi morirà? Io credo di sì. Forse questo lo rende un bambino vero. Quel che accade, accade. E infine, ce ne andiamo.”

Pinocchio: libro o film?
Impossibile fare un confronto, questa volta: le differenze tra il libro e il film Pinocchio di Guillermo del Toro sono tantissime. La versione cinematografica è stravolta rispetto al classico letterario, e ci regala un punto di vista totalmente nuovo e diverso. Il romanzo è un classico che scalda il cuore, a cui sono molto affezionata: non c’è da stupirsi se l’ho inserito nel post “Chi sono in 10 libri”! Il film d’animazione è godibilissimo, con le sue atmosfere dark immerse in un clima socio-politico difficile. Che dire? Ti consiglio entrambe le opere!
Spero che questo confronto “Libro VS Film” in collaborazione con Cristinasponk ti sia piaciuto. Se hai letto il romanzo e visto il lungometraggio, ti aspetto nei commenti al mio post su Instagram!





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